Di questa antichissima razza ovina oggi in Svizzera esistono solo pochissimi esemplari, nonostante la maggior parte delle razze alpine derivi originariamente da essa.
La causa è la selezione moderna orientata quasi esclusivamente alla prestazione: razze da carne con elevata resa, razze da latte con grande produzione o razze da lana con fibre estremamente fini. In questo contesto, la pecora Alpina Steinschaf, un tempo un vero “tuttofare”, è stata progressivamente estromessa dal mercato e il suo valore è caduto nell’oblio.
Eppure questa razza si distingue per qualità straordinarie: è estremamente frugale, prospera anche su pascoli molto poveri, è sicura nei terreni montani ripidi, robusta contro le malattie e, inoltre, fedele, docile e con fertilità destagionalizzata.
Mi sono innamorato/a di questa razza primitiva e, partendo da quattro animali di razza pura e da una pecora Engadina (razza che deriva per circa il 50% dall’Alpina Steinschaf), sono riuscito/a ad avviare con successo una ricostituzione della razza. Alcuni animali sono già stati affidati ad aziende agricole di montagna.
Attualmente il mio gregge è composto da due madri e da un agnello di un anno. Poiché in Svizzera non esistono più montoni di razza pura, è previsto l’acquisto di un montone e di due pecore madri dall’Austria, al fine di proseguire l’allevamento e garantire una base genetica sana. Questo passo si è reso necessario anche a seguito della perdita accidentale di un giovane animale destinato alla riproduzione.
Scoperta del mese: pecore rare
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Dalla pecora delle torbiere, un’antica razza ovina primitiva diffusa già nell’età della pietra anche negli insediamenti palafitticoli, hanno avuto origine sia la Pecora di roggia alpina sia la Pecora del Bündner Oberland. Oggi entrambe le razze sopravvivono solo in piccolissime nicchie.
Snella, di taglia piccola o media, con orecchie leggermente pendenti, corna a spirale, coda lunga e lana in una grande varietà di colori e disegni: così si presenta la Pecora di roggia alpina. Questa razza, un tempo diffusa in tutto l’arco delle Alpi orientali, è oggi minacciata quanto la pecora del Bündner Oberland, nata dalla nuova selezione di diversi ceppi ovini grigionesi. Questi ceppi venivano allevati a Vrin, Medels, Somvitg e Tavetsch, ma si erano estinti quasi del tutto, lasciando solo pochi animali non sufficienti per una riproduzione sostenibile. Su questa ridotta base genetica, dal 1984 è stata riunificata e nuovamente selezionata la pecora del Bündner Oberland.
Una discendenza che risale all’età della pietra
Le due razze condividono una storia millenaria. Le loro origini affondano nella pecora delle torbiere, della quale sono stati ritrovati resti negli insediamenti palafitticoli alpini. Inoltre, entrambe si distinguono per vitalità, elevata fertilità e grande adattabilità ai climi più rigidi.
All’inizio del XX secolo, la Pecora di roggia alpina era ancora diffusa nelle regioni alpine della Baviera, nel Salisburghese, nell’Alta Austria e nel Tirolo settentrionale, meridionale ed orientale, nonché in piccoli nuclei in Carinzia. Razze affini, ma geneticamente distinte, sono la Montafoner, la Krainer e la Tiroler Steinschaf. Già nella seconda metà del XIX secolo si iniziarono incroci con pecore Bergamasche e, in misura minore, Padovane, per ottenere una lana più uniforme. Successivamente furono introdotte anche pecore Hampshire inglesi, che confluirono poi nella razza da carne a testa nera.
Alla fine degli anni ’30 la Pecora di roggia alpina sopravviveva in Germania solo in poche nicchie. In Austria resistette fino agli anni ’60, quando gli ultimi allevamenti ancora numerosi furono acquistati e macellati. I montoni non erano più ammessi agli alpeggi comunitari. Negli anni ’90, grazie all’acquisto mirato degli ultimi nuclei rimasti, si riuscì a ricostituire un allevamento in Germania. Dal 1999 la razza viene nuovamente allevata in modo sistematico anche in Austria.
Nel 2004 è stata fondata l’Associazione degli allevatori della Pecora di roggia alpina, che da allora si impegna attivamente anche nella valorizzazione e commercializzazione della lana. Nel 2012 un set per laptop in feltro di lana di questa razza ha ricevuto l’Arca Deli Award della Save Foundation. Oggi la gamma dei prodotti comprende maglioni, gilet, calze e oggetti di feltro di design. Nel complesso, la Pecora di roggia alpina è una razza a triplice attitudine: latte, lana e carne.
Nonostante gli sforzi, la sopravvivenza della razza non è garantita: con circa 500 animali distribuiti in 50 aziende, l’impegno degli allevatori è grande, ma mancano soprattutto superfici di pascolo adeguate.
La pecora del Pecora dell’Altopiano grigionese viene descritta come una “pecora per individualisti” dall’Associazione per la sua conservazione, poiché l’ampia varietà di colori e fenotipi permette selezioni molto personali. Con circa 350 animali iscritti nel libro genealogico e 54 allevatori, la consistenza della razza è simile a quella della Pecora di roggia alpina.